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la stanza dei sogni

vagando tra fantasia e realtà virtuale



Sei nella categoria: il mio racconto: UN PICCOLO RAGGIO DI SOLE

Mercoledì, 09. Maggio 2007

Un piccolo raggio di sole - 11 continua

di lastanzadei sogni, 00:14
Fu così che Kristallo si soffermò a pensare guardando quell'infinità di luci sotto di sè. Quel che vedeva era altrettanto appagante e maestoso. Provò a identificare gli angoli del nondo che vedeva  durante la giornata. Con quel buio era, allo stesso tempo difficile ma stimolante cercare di scorgere e riconoscere qualcosa.  Comprese di colpo che non voleva rinunciare ad essere stella e raggio di sole contemporaneamente, ma dovendo prendere una decisione,  capì che occorreva aspettare  ancora qualche giorno  per  scegliere la sua definitiva identità.
Nel frattempo, molte persone si accorsero della sua presenza. Ogni notte alzando gli occhi al cielo potevano scorgere quella stella che brillava di luce speciale. Molti altri invece, profondamente infelici, cercavano ancora quel raggio che senza una ragione particolare aveva abbandonato quel sole che ormai orfano si domandava tristemente quanto sarebbe passato perchè tornasse a renderlo di nuovo completo e felice. Forse un giorno preso da nostalgia, avrebbe fatto capolino fra i suoi compagni!
Intanto Kristallo trascorreva molto tempo con la sua splendida stella a cui aveva cambiato la vita. Gli aveva sorriso fin dall'inizio e lo aveva seguito con discrezione,  pronta  ad intervenire in caso di difficoltà. E adesso erano così vicini!  Gli sembrava di conoscere la sua stella da sempre. Taciturna e riflessiva, rivolgeva la parola a pochi, ma  parlandogli  di tutte le cose che avrebbe dovuto conoscere e di cui invece era all'oscuro, si conquistò il suo affetto. Non c'era bisogno di tante parole, sarebbe stato sempre accolto e protetto, amato e cullato per com'era, anche con i suoi difetti, le sue contraddizioni e le sue ostentate certezze. Quella sera nel cielo esplosero tanti piccoli fuochi d'artificio fatti di sole e di stella.
Coinvogeva tutti con i suoi giochi e tutti erano pronti a gareggiare con lui in una gara che permeava la loro vita di nuova energia. Le notti passavano in un baleno e di giorno Kristallo risposava fra sogni e stelle che solo lui era in grado di ricordare e di raccontare al suo risveglio. Ricreando l'atmosfera del sogno diceva a tutti:

 "NON CI SONO LIMITI PER COLUI CHE POSSIEDE LA CAPACITA' DI SOGNARE"

Petalobianco (questo era il nome della Principessa) si risvegliò quella mattina con l'impressione di aver sognato qualcosa di magico. E la sua idea prese forma.
Così come aveva deciso di aprire le porte del suo cuore, decise di aprire le porte del castello. Incontrò purtroppo molte reticenze da parte del Re suo padre, che si arrabbiò moltissimo negando per la prima volta a sua figlia il permesso a realizzare un suo sogno.  Ma Petalobianco era determinata e fu irremovibile. Il loro dialogo divenne discussione accesa, e alla fine il Re esausto si accomiatò dicendo:" Figlia mia tu sei sempre stata un ciclone sin da piccola, ora non posso privarti delle tue esperienze sbagliate o giuste che siano, sarai tu in prima persona a prendere le responsabilità delle tue scelte"
Così una volta alla settimana il castello si animò con tutte le persone che desiderose di visitare le meraviglie contenute, poterono ammirare gli splendidi giardini, le molteplici fontante con giochi d'acqua e spettacolari zampilli. Divenne giornata speciale per tutti e Petalobianco era così gioiosa e soddisfatta dalla conoscenza e dalla vicinanza di tutte le persone che la facevano sentire viva e utile. Iniziò a prendersi cura del giardino e i giardinieri la seguivano orgogliosi mentre lei si occupava di una splendida rosa.
Era stata donata e piantata il giorno della sua nascita, da un nobile di un paese lontano. La sua particolarità era quella di fiorire (perchè veniva curata con amore) costantemente ogni anno anche in inverno sempre di colore diverso. Era un raro esemplare blu, morbida, profumata e vellutata. Quel giorno Petalobianco si soffermò a guardarla intensamente e volle toccarla.
Ed ecco che un pensiero improvviso accese la sua mente: i bambini della città meritavano di vederla e di accarezzarla. Così , nel piccolo borgo tutti i bimbi una volta alla settimana avrebbero giocato e fatto merenda all'interno del castello.
Il grande giorno arrivò, il portone di accesso alla scuderia si aprì e in modo del tutto inconsueto, una frotta di bambini festosi si riversarono schiamazzando nel cortile dove era stata allestita  una grande tavolata con dolci, frutta e ogni sorta di prelibatezze per quei piccoli monelli che sarebbero ritornati alle loro case completamente trasformati...................